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Auto elettrica: ora si può grazie alla “conversione"

07/12/2011 | Ambiente
Il mercato delle auto elettriche stenta a decollare. E se provassimo un altro tipo di approccio?

Cambiare il concetto: non più prototipi di auto elettriche, che le case automobilistiche presentano da innumerevole tempo con scarse conseguente in termini pratici, ma convertire e trasformare all’elettrico le comuni automobili a carburante. Insomma, da vetture inquinanti a vetture ecologiche.

L’idea ha un nome: eCarsNow!. E’ il marchio della eV-NOW! Foundation, una fondazione che promuove appunto la conversione dai motori endotermici a quelli elettrici. La chiave del successo del progetto, sottolineano i promotori, è quello di raggiungere una massa critica di potenziali acquirenti che desiderano un'auto elettrica.

La fondazione crea prototipi, li mette in strada, svolge azioni di comunicazione, organizza eventi e collabora con le istituzioni attraverso progetti che coinvolgono anche associazioni, altre fondazioni, nonché officine e fornitori, con lo scopo di ampliare, variegare e rendere competitiva l'offerta dell'auto elettrica e di conseguenza degli operatori della filiera ad essa collegata.

ra le iniziative collegate, anche la promozione di gruppi d’acquisto per ottenere prezzi migliori. Insomma, l’iniziativa parte dall’esigenza di superare i tanti prototipi, cioè le innumerevoli “buone intenzioni” che accompagnano da anni – se non da decenni – la mobilità nel nostro Paese. Così questo gruppo di tecnici e ingegneri ha deciso finalmente di passare alla fase pratica, su strada, creando vetture elettriche da vecchi ruderi su quattro ruote. Rinunciando finalmente agli oneri dei carburanti. “La chiave del successo del progetto - spiega la eV-NOW! Foundation - è quello di raggiungere una massa critica di potenziali acquirenti, pubblici e privati, che desiderano un’auto elettrica”. Il numero ideale sarebbe 500 vetture così da riuscire ad abbattere i costi e ottimizzare risorse e materiali. “Il nostro scopo non è quello di generare profitto - continuano - bensì quello di fare qualcosa di rivoluzionario sfruttando la forza dell’open-source”.