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Assessore Berger (Alto Adige): “Il segreto nel binomio tra agricoltura e turismo”

07/01/2013 | Realtà locali
Continua la serie dei nostri incontri con i protagonisti locali dell'agricoltura: La volta dell'assessore dell'Alto Adige.

Hans Berger, 65 anni, è assessore all’Agricoltura e al Turismo della Provincia autonoma di Bolzano. Tra le sue competenze rientrano anche la Formazione professionale agricola, forestale e di economia domestica, il Libro fondiario, il Catasto fondiario e urbano e, dall’agosto scorso, il settore Natura, paesaggio e sviluppo del territorio. Conosce direttamente le materie che gestisce sul piano pubblico, essendo titolare di un hotel a Riva di Tures, che cura con la moglie Christine e con le due figlie gemelle Sarah e Nadja, ma anche di un’azienda agricola ed un negozio di generi alimentari. Oltre ad essere albergatore, agricoltore, commerciante e politico, è anche maestro di sci, appassionato di pesca, oltre ad aver lavorato come operaio in Francia e Germania. Insomma, con pragmatismo tutto altoatesino, emerge come nella funzione amministrativa pubblica sia possibile mettere a frutto le molteplici esperienze accumulate nella vita di tutti i giorni, per far sì che le scelte e le decisioni siano costantemente ancorate alla realtà. Nel curriculum politico, Berger ha iniziato l’esperienza amministrativa quasi quarant’anni fa, nel 1974, come consigliere comunale a Campo Tures, poi assessore dal 1980 al 1993, diventando quindi consigliere provinciale e assessore all’Agricoltura dal 2003. E’ stato inoltre presidente della sezione di Campo Tures (dal 1977 al 1993) e del distretto della Val Pusteria (dal 1980 al 1999) dell’Unione albergatori e pubblici esercenti, nonché vicepresidente dell’Unione dal 1985 al 1999, nonché presidente del Parco naturale Vedrette di Ries dal 1988 al 1993.

- Assessore Berger, in Alto Adige non casualmente agricoltura e turismo fanno parte di un unico assessorato… “La stretta collaborazione tra agricoltura e turismo è una necessità per assicurare il successo nel lungo periodo. Nelle nostre vallate, soprattutto nelle zone montane, questi due settori possono essere effettivamente considerati come fratelli gemelli, che solamente attraverso la collaborazione e lo scambio di prodotti e servizi, oltre che con la fiducia e rispetto reciproco, possono assicurare un futuro, ma creare anche circuiti o filiere corte per far sì che il valore aggiunto rimanga sul territorio, che è elemento necessario per la sopravvivenza di entrambi i settori. Il prodotto locale, con le sue caratteristiche di alta qualità e con l'apprezzamento di cui gode, rappresenta un elemento di qualificazione per il settore turistico ed inoltre, remunerandolo con un prezzo adeguato, si creano i presupposti affinché l’agricoltore continui a coltivare la sua terra, fornendo così con il proprio lavoro un contributo essenziale per l’attività turistica. Particolarmente nell’alta gastronomia si nota un incremento delle sinergie tra l’agricoltura ed il turismo e c’è molto rispetto per il lavoro agricolo e per il ruolo fondamentale che l’agricoltura riveste nella conservazione del nostro paesaggio, che senza dubbio rappresenta uno degli argomenti più convincenti del turismo altoatesino. Ad esempio, per quanto riguarda i prodotti lattiero-caseari, il successo consiste nel fatto che il 90% dei prodotti usati negli alberghi sudtirolesi appartiene al nostro marchio "Südtirol". Ma la collaborazione non riguarda solo il settore eno-gastonomico: tra l’Associazione provinciale delle organizzazioni turistiche (Lts) e l'Unione agricoltori e coltivatori diretti sudtirolesi (Sbb) è stato, ad esempio, stipulato nel 2011 un accordo-quadro per la regolamentazione dell'attività sportiva con la mountain-bike, che assicura agli agricoltori proprietari dei fondi la necessaria sicurezza sotto il profilo giuridico ed offre agli operatori turistici la possibilità di elaborare offerte qualitativamente elevate in questo settore del turismo sportivo. Questo accordo-quadro è l’ultimo di una serie di accordi e contratti stipulati allo scopo di migliorare la collaborazione e le opportunità di offerta turistica. Per il futuro intendiamo intensificare sempre più il nostro impegno per incrementare la collaborazione ed il rispetto reciproco tra agricoltura e turismo”.

- L’agricoltura in Alto Adige è sostanzialmente un’agricoltura di montagna… “Anche se la pubblicità ci presenta l’agricoltura di montagna come un mondo idilliaco, il lavoro che vi sta dietro è molto duro. La pendenza dei terreni, l’altitudine e le difficili condizioni di accessibilità rendono i costi di produzione molto più elevati rispetto a quelli dell’agricoltura delle zone di pianura. A ciò si aggiunge il fatto che, a causa dell’intenso lavoro che richiedono, le aziende non possono essere ingrandite a piacimento per poter essere più concorrenziali. L’unica importante possibilità per l’agricoltura di montagna è rappresentata, oltre che dalle indennità compensative a sostegno delle condizioni svantaggiate, dalla maggiore valorizzazione di prodotti di qualità che consentano di spuntare prezzi più elevati. Anche per quanto riguarda i prodotti di qualità, posso dire che abbiamo svolto un buon lavoro ed il nostro costante impegno teso alla riduzione del carico burocratico per l’agricoltura di montagna ha sortito un effetto stimolatore sull’iniziativa dei produttori. Osservando in retrospettiva ciò che negli ultimi dodici anni si è realizzato nella nostra provincia nel settore della commercializzazione diretta, risulta evidente come la presenza di regole chiare e lo snellimento della burocrazia possano effettivamente dare impulso alle attività economiche. Il sostegno pubblico all’agricoltura di montagna è certamente indispensabile, ma per far sì che essa possa continuare ad esistere è necessario che ciascuno di noi si renda conto del ruolo essenziale che l’agricoltura riveste a beneficio dell’intera collettività, assicurando la protezione dell’ambiente e delle acque, garantendo la tutela del paesaggio e svolgendo un’importante funzione ricreativa. La montagna può quindi essere considerata la madre della pianura”.

- I dati pubblicati del sesto censimento dell’agricoltura registrano un forte calo di aziende a livello nazionale. In Alto Adige la situazione sembra meno drammatica… “I dati pubblicati dall’Istat/Astat fanno emergere che anche in Alto Adige vi è stato un netto calo di aziende agricole la cui entità, tuttavia, è stata molto inferiore rispetto al livello nazionale. In pratica un 12% degli agricoltori si è arreso a causa della strapotenza dei concorrenti e delle sempre minori possibilità di guadagno. Purtroppo a livello nazionale la situazione sembra essere ancora molto più drammatica, visto che un terzo delle aziende agricole italiane ha chiuso definitivamente la propria attività. Il cambiamento strutturale nell’agricoltura ormai è una realtà che si manifesta già da decenni. In Alto Adige ci siamo dati molto da fare per affrontare questo cambiamento cercando di frenarlo in modo che possa essere sostenibile sia per l’economia e la società altoatesina, sia per l’ambiente della nostra Provincia. Considerato che il cambiamento strutturale di regola è più marcato nelle zone svantaggiate, come le zone montane, e osservando la situazione in Alto Adige mi sembra abbastanza palese che i nostri sforzi hanno avuto successo, dato che la superficie agricola utilizzata è rimasta più o meno invariata”.

- I fiori all’occhiello dell’agricoltura in Alto Adige sono certamente la viticoltura, le produzioni di frutta e la praticoltura. Come si comportano questi settori in questo momento di crisi e quali sono, secondo lei, le prospettive nel futuro? “La viticoltura rappresenta uno dei punto di forza che caratterizza l’Alto Adige. I numerosi premi e riconoscimenti di cui la nostra viticoltura è sempre oggetto sulla stampa specializzata a livello nazionale ed estero, sono un’evidente dimostrazione della validità delle scelte fatte in passato. Dobbiamo, tuttavia, puntare ancora di più sui nostri punti di forza e su una maggiore identificazione del prodotto con il territorio. Per il futuro sarà però necessario serrare ancor di più le fila affinché la viticoltura sudtirolese possa proporsi verso l’esterno con una voce sola. Il Consorzio Vino Alto Adige rappresenta il primo passo in questa direzione, ma la strada è ancora lunga. Anche in merito alla frutticoltura, il Sudtirolo esibisce un’offensiva di qualità che non teme confronti. La politica altoatesina e gli agricoltori si sono resi conto in tempo, che in particolar modo in quest’ambito, la comunità e la collaborazione permettono di raggiungere più facilmente il successo. Iniziative comuni hanno contribuito alla costituzione di strutture di successo, grazie alle quali è stato possibile raggiungere un grado d’efficienza che, malgrado le difficili condizioni generali, permette di lavorare in modo proficuo. Perciò sono fiducioso che anche in futuro saremmo in grado di gestire le diverse sfide, come ad esempio le patologie. In riferimento all’agricoltura di montagna il Sudtirolo grazie alla qualità del latte è ancora in grado di raggiungere ottimi prezzi, però è comunque difficile tenere il passo con l’incremento dei costi. In ogni caso è necessaria una politica agricola, in grado di contribuire alla conservazione di una coltivazione estesa a tutta la zona.

- Il “maso” rappresenta bene una delle entità attorno alle quali si è definita una parte importante della cultura e della tradizione sudtirolese… “I ‘masi’ del Sudtirolo coltivati con passione da generazioni di agricoltori molti legati al territorio, costituiscono in molti casi realtà aziendali che dispongono di diverse fonti di reddito. In modo particolare attraverso l’agriturismo è stato possibile creare un’offerta turistica autentica, che da un lato incrementa l’attrazione della nostra provincia come meta turistica e d’altro canto rende possibile un’integrazione di reddito per l’azienda agricola, riducendo cosi il rischio di abbandono del maso e di esodo della popolazione. A mio modo di vedere, il successo di questa forma di conduzione basata su più fonti che concorrono ad integrare il reddito dell’azienda, dimostra chiaramente che i nostri agricoltori sono aperti alle innovazioni e le sanno prontamente adottare per incrementare le possibilità di sopravvivenza del proprio maso. Particolare importanza riveste la stretta integrazione tra agricoltura turismo I ‘masi’ dell’Alto Adige sono riusciti a spiccare il salto verso la modernizzazione, senza però perdere il legame con il passato e la loro genuinità. Essi rappresentano quindi un capitale di grande valore per la nostra terra”.

- Da sempre l’Alto Adige, anche per gli invidiabili numeri che offre, rappresenta un modello di buone prassi amministrative. Quali sono, nel suo caso, i valori portanti della sua azione politica? “So benissimo che il termine ‘valori cristiani’ è spesso talmente usato ed abusato da correre il rischio di risultare purtroppo svuotato del proprio significato. Tuttavia il principio fondamentale del messaggio cristiano ‘Tratta il prossimo tuo come te stesso’ dovrebbe costituire una regola d’oro ed un principio universale. I valori ai quali mi sento più legato traggono origine dalle nostre radici, che sono profondamente presenti nella nostra cultura plurisecolare ed anche – e non certo in contraddizione con essa – nella nostra origine contadina. E d’altronde sentirsi ancorati a queste radici non significa certo vivere con il paraocchi. Essere aperti alle novità non è un valore, ma piuttosto una necessità. Da sempre sono inoltre un fautore del principio della meritocrazia: è giusto che chi si impegna con profitto sia adeguatamente riconosciuto ed equamente ricompensato, sia nel lavoro autonomo o dipendente, sia nella famiglia o nell’attività professionale. Ciò che invece non possiamo e non dobbiamo semplicemente permetterci è l’incoraggiamento del disimpegno e della mancanza di buona volontà. Nel mio quotidiano impegno politico considero particolarmente importante la disponibilità ad ascoltare le richieste di tutti, come d’altronde io stesso mi aspetto la stessa disponibilità da parte degli altri. Poiché noi politici operiamo in una piccola realtà provinciale, abbiamo il privilegio di essere quotidianamente in contatto con i destinatari del nostro lavoro, di essere sempre al corrente dei problemi e di vedere ogni giorno gli effetti delle nostre decisioni. Proprio per questo dobbiamo quindi anche avere il coraggio di riconoscere gli errori e di rivedere le nostre scelte quando esse non raggiungono l’effetto sperato. E che dire delle materie e delle competenze che mi sono state assegnate? Si tratta di una solida formazione ed aggiornamento professionale, dell’introduzione di nuove tecnologie, di investimenti strategici che interessano le singole aziende e le infrastrutture, di conservazione del nostro patrimonio paesaggistico e culturale. Nonostante la loro evidente diversità, tutti questi differenti settori sono tuttavia accomunati da un analogo obiettivo: lo sviluppo della nostra terra, l’incremento del valore aggiunto sociale ed il miglioramento del nostro tenore di vita, anche se quest’ultimo non può certo essere misurato – solo - in euro. Talvolta questi obiettivi sembrano a portata di mano o addirittura già raggiunti, mentre in altre occasioni ci paiono tanto lontani da indurci quasi a perdere la speranza. In certi giorni predomina il piacere per il lavoro che stiamo svolgendo, altre volte lo stress e talora l’euforia per quello che siamo riusciti ad ottenere. Ma anche nel mio impegno come uomo politico tutto ciò accade esattamente come nel lavoro dell’albergatore, dell’agricoltore, del maestro di sci o del commerciante. E probabilmente proprio come in qualunque altro lavoro”.