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Agricoltura italiana, mais in grande difficioltà

07/02/2017 | Agricoltura
Il presidente di Assosementi lancia l'allarme e propone aiuti tecnologici

"Per contribuire al rilancio del mais italiano, il Piano cerealicolo nazionale, cui sta lavorando il ministero, deve garantire il massimo supporto alla ricerca scientifica, compreso lo sviluppo delle New Breeding Techniques (Nbts), e allo stesso tempo sviluppare indicazioni chiare per orientare interventi agronomici efficaci da parte degli agricoltori a sostegno di una maggiore produttività e sanità dei raccolti".

Tradotto, ci vuole meno tradizione e più tecnologia. Lo afferma Gianluca Fusco, presidente della Sezione colture industriali di Assosementi. «La maiscoltura nazionale vive da tempo una fase delicata – ha detto Fusco –. Il settore continua a subire una contrazione delle superfici coltivate a granella e a foraggio, che in 5 anni hanno perso oltre 300mila ha e di quelle destinate alla produzione delle sementi, attorno ai 5.400 ettari nel 2016 mentre nel 2014 toccavano i 7.800 ettari. I dati relativi alla campagna 2016 hanno messo in luce un tasso di auto-approvvigionamento del mais da granella inferiore al 60% e valori di import netto che dovrebbero sfiorare i 5.000 milioni di tonnellate. Il risultato è che il mais perde competitività e rischia di mettere in crisi il sistema agroalimentare made in Italy».