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Agricoltura italiana, difficoltà nell'export

29/09/2016 | Agricoltura
La quota di prodotto destinato all’estero ammonta al 4% del totale

Le aziende agricole italiane fanno fatica a prendere la via dell’export, e questo costituisce un limite enorme. La quota di prodotto destinato all’estero ammonta al 4% del totale, di cui il 3% verso i Paesi europei e l’1% verso i Paesi Extra-Ue. Le percentuali sono analoghe per tutti i comparti, a eccezione delle aziende olivicole e vitivinicole, per le quali la quota estera sul totale commercializzato ha un’incidenza più rilevante (rispettivamente, 7% e 13%).   

La fotografia, impietosa, giunge direttamente dall’Ismea, che ha condotto un’indagine su un panel di mille aziende appartenenti ai vari comparti agricoli. Dall’analisi emerge, tra l’altro, che la destinazione geografica principale dei prodotti rimane la provincia stessa di localizzazione dell’azienda, nella quale viene conferita una quota pari al 74% del totale commercializzato dalle imprese nell’ultima campagna commerciale.

Ma quali sono i canali di sbocco? Ismea indica un’estrema eterogeneità da settore a settore: per le aziende con allevamenti da carne il canale preferenziale è direttamente l’industria di prima trasformazione, a cui destinano il 43% dei capi allevati, mentre per le aziende della zootecnia da latte è più rilevante la quota di produzione (46%) destinata agli organismi associativi (Cooperative, Associazioni, OP, Consorzi), come anche nel caso dei viticoltori (39%), e degli operatori specializzati in seminativi (38%) e legnose (31%). Questi ultimi due settori destinano una quota altrettanto rilevante della produzione agli intermediari commerciali.

Dalle risposte fornite, risulta poi che il 35% della produzione nazionale di olio di oliva viene venduta direttamente al consumatore finale. La vendita diretta è molto diffusa tra le aziende olivicole e interessa il 44% delle aziende intervistate, tra le quali la quota maggiore la utilizza come unico canale di commercializzazione.