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Agricoltura italiana, cambia la politica per l'export

23/03/2016 | Agricoltura
Il commercio mondiale sarà sempre più guidato da accordi bilaterali.

Il commercio mondiale, sfogo naturale dell’agroalimentare italiano, sarà sempre più guidato da accordi bilaterali. Questa è la conclusione da trarre considerando i risultati della decima riunione ministeriale in sede Wto e il procedere del negoziato sul Ttip.

In dicembre, a Nairobi, all’incontro al massimo livello dell’Organizzazione mondiale del commercio è emerso chiaramente che la conclusione del “Doha round”, non è più una priorità poichè non avrebbe più senso investire in un negoziato impostato sulla discussione sui sussidi diretti (accoppiati) all’agricoltura in Usa e Ue, un problema ormai superato dalle diverse riforme delle politiche agricole tra le due sponde dell’Atlantico.

Tutti i prodotti agricoli e trasformati – Ma la riunione Wto non si è conclusa senza decisioni di rilievo. È stato raggiunto un accordo (Nairobi package) sulla cessazione di ogni forma di sostegno pubblico diretto all’export. Ciò varrà già da quest’anno per i paesi sviluppati, mentre scatterà dal 2018 per i paesi in via di sviluppo. L’accordo sugli aiuti all’export vale per qualsiasi prodotto agricolo ma soprattutto trasformato nelle diverse filiere dell’agroalimentare.

I negoziati bilaterali - Peraltro a Nairobi sono state ristrette le possibilità di azione: per esempio il credito bancario agevolato erogabile agli esportatori non potrà superare la durata di 180 giorni; oppure si prescrive di correggere in senso restrittivo le normative nazionali sugli aiuti alimentari (un canale talvolta utilizzato per alleggerire il mercato interno di un prodotto in crisi di eccesso di offerta).

Sul tema del commercio internazionale, il clima a livello mondiale è cambiato e dall’obiettivo di riportare tutto a un unico foro si è passati alla moltiplicazione delle forme di negoziazione bilaterali, seppur di ampia portata, come il Ttp (Trans-pacific partnership) tra Stati Uniti e altri paesi del Pacifico da poco conclusosi e il Ttip (Transatlantic trade and investment partnership) in pieno svolgimento.

Quest’ultimo ci interessa da vicino, perché ciò che si sta cercando è un accordo di libero scambio tra Ue e Stati Uniti. Viene coinvolta la più vasta area commerciale mondiale e  l’agroalimentare è al centro degli interessi in gioco. Molti parlano di opportunità soprattutto per l’ortofrutta e per le filiere dei formaggi europei: da questo punto di vista l’Italia, con le sue Dop casearie, ha grosse aspettative.

I negoziati procedono un po’ a rilento. Forse troppo, tanto che nei giorni scorsi il commissario europeo all’Agricoltura Phil Hogan ha espresso preoccupazione su una conclusione prima della fine del mandato di Obama; perché poi le cose potrebbero cambiare. Ma cosa può aspettarsi l’Italia dal negoziato Ttip? 

Innanzitutto un esito positivo del negoziato comporterebbe per il nostro Paese un incremento delle importazioni dagli Usa di commodities agricole, un fenomeno già consolidato. Ma comporterebbe anche un aumento significativo delle esportazioni delle nostre eccellenze lattiero-casearie. Una manna dal cielo per attenuare l’attuale crisi da eccesso di offerta e scarsa domanda interna.

Cosa può aspettarsi l’Italia dal Ttip - Perché ciò accada è però necessario che si risolvano alcuni nodi fondamentali del negoziato. A cominciare dalle modalità di etichettatura dei prodotti per una corretta informazione al consumatore americano. Su questo sarà necessario trovare un punto di equilibrio tra l’idea di matrice europea di un’etichetta che esplicitamente indichi la provenienza dei prodotti e la proposta americana di utilizzare un assai meno immediato bar code o Qr code.

Ma soprattutto al centro della battaglia negoziale in corso vi sono le indicazioni geografiche. L’Ue, e l’Italia in primis, preme perché il sistema statunitense riconosca e tuteli le indicazioni di origine. Un passo che, insieme all’etichetta, innalzerebbe un argine formidabile al fenomeno dell’Italian sounding che penalizza moltissimo il nostro agroalimentare. Su tutto ciò gli Stati Uniti sono assai recalcitranti, ma si sta trattando, e proprio recentemente in occasione della visita del segretario americano all’Agricoltura Tom Vilsack al Parlamento europeo, si è intravisto qualche spiraglio.