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“L’energia e lo sguardo”, immagini di storia per affrontare il futuro

17/02/2012 | Editoria
Comprendere l’evoluzione dell’industria energetica anche attraverso la comunicazione e l’immagine cinematografica.

Comprendere l’evoluzione dell’industria energetica anche attraverso la comunicazione e l’immagine cinematografica. E’ l’intelligente operazione effettuata da Giulio Latini, docente di comunicazione multimediale presso l’università di Tor Vergata a Roma, attraverso il libro “L’energia e lo sguardo” (Donzelli), che sarà presentato il prossimo 22 febbraio, dalle ore 17, nella Palazzina Mattei a Villa Celimontana (via della Navicella 12, Roma), sede della Società geografica italiana.

Interverranno Marta Donzelli, Marco Maggioli, Lucia Nardi e Giovanni Spagnoletti. L’energia del petrolio, il lavoro operaio, l’impresa industriale: a partire dalla fine dell’Ottocento, tre fra i principali attori destinati a plasmare radicalmente il corpo della modernità incrociano lo sguardo nascente del cinema.

Le immagini che traggono origine da questo incontro sono moltissime: nel corso del Novecento, in special modo negli Stati Uniti e in Europa, tutte le più importanti imprese iniziano a comprenderne il potenziale, utilizzandole per comunicare identità e risultati raggiunti. Ma, nei casi migliori, c’è qualcosa di più e di altro. Da questo scenario, restituito dall’autore nei suoi termini essenziali attraverso una narrazione fluida, ma puntuale, sorretta da un ampio e approfondito studio delle fonti archivistiche, il volume muove all’esplorazione del percorso del cineasta francese Gilbert Bovay lungo l’asse temporale degli anni Sessanta.

Su commissione dell’Eni, Bovay girò in quegli anni una serie di documentari nelle terre d’Africa e del Vicino Oriente, segnati intensamente dal clima della cosiddetta “decolonizzazione”. Un’esperienza di creazione, tra lucida ragione e appassionato sentimento, che si rivela di stringente attualità, se si pensa al grande tema dell’approvvigionamento energetico connesso agli scenari geopolitici di quelle aree.

Splendida la visione di opere quali “Oduroh” (1964), ragazzo del Ghana che studia a Milano e torna a lavorare nel suo Paese, “Gli uomini del petrolio” (1965) e la trilogia “Africa: nascita di un continente” (1968) – tutte comprese, in versione integrale, nel dvd allegato al libro – testimoniano gli sforzi concreti, legati in modo precipuo alla dimensione del lavoro, intessuti dagli uomini dell’Eni in quei Paesi per instaurare una relazione dialogica con quell’umanità “diversa”, e dischiudono al tempo stesso una limpida riflessione etica sul peso della vita di chi, in quelle terre offese, chiedeva allora (e chiede tuttora) un degno quanto autentico e profondo ascolto.