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“Ciboduemilaventi”, show per immaginare il cibo del futuro

09/06/2011 | Visioni
Un “temporary store” alla Triennale di Milano, in cui gli artigiani friulani del gusto possano vendere i loro prodotti.

VENZONE (UDINE) - Un “temporary store” alla Triennale di Milano, in cui gli artigiani friulani del gusto possano vendere i loro prodotti e contemporaneamente comunicarli e promuoverli in modo innovativo, con convegni, mostre, pubblicazioni sulla realtà agroalimentare dell’eccellenza “Made in Friuli-Venezia Giulia”.

È la provocazione - e l’offerta - arrivata direttamente dal presidente della Triennale, Davide Rampello, che ha chiuso il convegno-evento “Ciboduemilaventi”, il primo appuntamento con cui la Camera di commercio di Udine esprime Friuli Future Forum (FFF), il nuovo percorso volto, per il 2011, a delineare gli scenari sul mondo del cibo in Friuli e quanto ruota attorno a esso, in prospettiva 2020 e oltre.

Un primo incontro che si è concluso con risultati concreti, a partire da questa offerta, accolta con entusiasmo dal pubblico di imprenditori e rappresentanti istituzionali e in prima persona dall’ospite, il presidente della Camera di commercio Giovanni Da Pozzo. Una scommessa vinta. Questa conferenza-show rappresentava una sfida coraggiosa per la camera di Commercio di Udine e l’economia friulana, come lo è il progetto FFF.

Ma il coraggio è stato premiato dall’accoglienza ricevuta da questo appuntamento originalissimo, che oltre a segnare un nuovo modo di guardare alla realtà del food, ha segnato anche un nuovo modo di fare convegni e comunicare, apprezzatissimo dal pubblico e degli stessi relatori: oltre a Rampello, il sociologo e docente dell’università di Venezia Ulderico Bernardi, il food designer catalano Martì Guixé, il docente di Teoria dell’organizzazione della Bocconi Giuseppe Soda e il presidente e amministratore delegato di Illycaffè Andrea Illy, “accompagnati” dai due advisor del progetto, Euro Beinat e Walter Filiputti.

La sala consiliare di Venzone – città simbolo della rinascita del Friuli dopo il terremoto del 1976 - è stata letteralmente rivoluzionata in un set futuristico, grazie scenografia e regia studiati in collaborazione con il Cec di Udine. Una scena fatta solo di contorni fluorescenti. Due megaschermi per far girare clip video cinematografici, “tweet” in diretta o i volti dei relatori, seduti in mezzo alla gente, fatta accomodare su oltre un centinaio di cubi, anch'essi distinti da contorni illuminati dalle luci di “wood”, così come, le camicie, le gonne e i menù-programmi bianchi dei presenti. Ecco una cornice efficace per dare alcuni squarci di futuri possibili del cibo, dopo che il presidente della Camera di commercio di Udine Gianni Da Pozzo ha illustrato in sintesi il percorso Friuli Future Forum.

Introdotto dall’advisor Euro Beinat, che ha fatto da cicerone tra le conversazioni, Ulderico Bernardi, docente di sociologia all’università di Venezia, ha focalizzato il proprio intervento sull’importanza dell’approccio culturale al mondo agroalimentare, ricordando come ibridazione e multiculturalità non sono concetti dei quali aver timore, ma anzi, valori ai quali affidarsi, a patto di riuscire a trovare un equilibrio tra essi e la propria tradizione, che va vista soprattutto in un’ottica identitaria e di riferimento. L’intervento ha contestualizzato l’orizzonte in cui poi tutti gli altri relatori si sono mossi.

A partire da Martí Guixé, food designer di fama internazionale, che, dopo aver confessato la sua inettitudine ai fornelli, ha presentato alcuni dei suoi progetti in cui il cibo è trattato come un oggetto, con l’unica particolarità rispetto al resto delle “cose” di essere commestibile. Alla base del discorso di Guixé, tra una divertente provocazione e l’altra, un concetto fondamentale: il cibo tradizionale deve essere adattato ad un nuovo stile di vita contemporaneo. Il concetto di cibo-oggetto, dunque, parte proprio da lì: la tradizione va rivista, rivisitata, anche in modo provocatorio, proprio perché il contesto nel quale si muove è cambiato.

Non bisogna perdere i valori eccellenti che si sono accumulati nel tempo, ha specificato, l’importante è saperli reinterpretare. Gli interventi successivi, del professor Giuseppe Soda, docente di Teoria dell’Organizzazione alla Bocconi di Milano, e di Andrea Illy, presidente e ad di Illycaffè, sono andati nella stessa direzione: rileggere in chiave diversa la tradizione per meglio contestualizzarla alle dinamiche di un mondo in permanente cambiamento.

Passare quindi, come ha ricordato il professor Soda, da un concetto di prodotto a quello, più esteso, di processo, è essenziale per collocarsi in modo vincente in uno scenario nel quale si da sempre più importanza al “come” si fanno le cose rispetto a “che cosa” si sta facendo. Andrea Illy, attraverso il percorso dell’azienda di famiglia, ha riassunto in uno slogan i suoi consigli per le Pmi: “Save”, come salvare in inglese, ma anche acronimo sostenibilità, autenticità, varietà ed esperienza. I quattro elementi che decretano il successo della sua azienda, diventati ispirazione e stimolo anche per i piccoli artigiani del gusto friulani.

“Ciboduemilventi” è stata dunque una tappa fondamentale nel percorso di Friuli Future Forum. Ma ha rappresentato più che altro un inizio, come ha ribadito, in chiusura, l’altro advisor di progetto, Walter Filiputti. Perché Ciboduemilaventi comincia ora e si svilupperà almeno per tutto l’anno, con tante occasioni di approfondimento, ospitate nell’avvenieristica sede del Friuli Future Forum, in via Savorgan, nel centro storico di Udine. Il convegno, che è stato trasmesso in streaming sul portale http://friulifutureforum.com nei prossimi giorni sarà disponibile anche una versione podcast per tutti quelli che non hanno potuto seguirlo in diretta.

Info: Friuli Future Forum, via Savorgnana 14, Udine, redazione@friulifutureforum.com.