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“Architettura & Gusto”, la sfida di Arezzo

18/04/2012 | Realtà locali
Incontro tra architettura, territorio e cibo. La ricomposizione dei piaceri.

Un cibo, un luogo, un colore, un’emozione. In sintesi la ricomposizione dei piaceri. Ecco “Architettura & Gusto”, evento svoltosi ad Arezzo nei giorni scorsi nel complesso del Teatro Pietro Aretino, in via Bicchieraia.

La sua promotrice, l’architetto Roberta Galantino, lo ha definito “un percorso ideale in uno spazio effimero, un contenitore di composizioni architettoniche che danno al visitatore la possibilità di essere colte e assaggiate, sollecitando le molteplici possibilità di incanto sensoriale legate alla degustazione”.

“Cibo e arte sono già state coniugate – ha ricordato l’assessore alla cultura Pasquale Macrì – cito solo per fare un illustre esempio ‘La grande abbuffata’ di Marco Ferreri. Con questo evento è l’architettura che viene avvicinata e credo si tratti di un binomio riuscito visto che, assieme al cibo, sono entrambi forme dell’essere. D’altronde, recitava un antico detto popolare che anche l’occhio vuole la sua parte. Anche a tavola, perché no. Credo anzi che uno dei modo più piacevoli di declinare estetica e bello sia proprio il cibo e come viene proposto”.

Grazie alla Tenuta la Pineta di Luca Scortecci, partner e produttore di olio, vino e miele, si è ideato e realizzato il percorso attraverso quattro installazioni, ciascuna delle quali ha seguito il medesimo criterio: l’abbinamento di luoghi, sapori e colori, con l’obiettivo di stringere fili diversi in un solo nodo, il piacere. Si è cominciato con l’olio. Il luogo non può che essere la cucina e i colori il bianco e il verde. Rappresenta la convivialità: un tavolo composto da un piano realizzato con una porta recuperata, sostenuta da gambe di manichini in scarpette di argilla. Lo sfondo? Una parete interamente rivestita da imbuti verdi, all’interno dei quali ha campeggiato una bruschetta con olio e Rock Chives (erbetta al sapore di aglio).

Con la seconda installazione si è dato spazio al vino e ci si è trasferiti dalla cucina al salotto, cambiando anche i colori, mantenendo il bianco ma sostituendo il verde con il rosso rubino. Qui si è rappresentata l’ospitalità, proponendo un divano in cartone verniciato di bianco e caratterizzato da innesti di calici e bottiglie di vino: un gioco di specchi e pennellate di colore, perché lo spettatore si è proiettato in un’opera pittorica di Giancarlo Montuschi.

Terza installazione, terzo prodotto: il miele. Adatto al bagno e alla camera da letto all’insegna dell’intimità, con il giallo oro e il bianco. “Qui – continua Roberta Galantino – troviamo una simbolica vasca da bagno interamente ricoperta da barattoli di dolcissimo miele e foglioline Honny Cress. Il fondo giallo, come pure la lampada Bersabea della designer coreana Hana Yung, definisce un puzzle di pure forme geometriche”.

Il percorso dei piaceri è terminato assaporando un passito nella tranquillità del giardino. Protagonista è stato un albero bianco, libero da foglie e frutti ma ricco di elementi naturali, come tronchetti di legno e le piante carnivore “Venus Vase” che diventano calici per vino, accompagnati da una distesa di lumache bianche in carta, dirette verso la cima della pianta. Il teatro ha visto inoltre la candida sfilata di casette di cartone, rotta da tre enormi lettere… A&G rivestite da rosmarino, fagioli bianchi e peperoni rossi.

Roberta Galatino appartiene ad una nuova generazione di architetti che si affaccia ad un intenso lavoro di ricerca; le idee s’identificano con l’unicità di ogni progetto, e questo diventa sicura realizzazione; funzionale e artistica insieme. Adottata da giugno dalla Toscana, vive e lavora ad Arezzo e ringrazia, per l’occasione, la comunità Emmaus della città, che ha messo a disposizione oggetti accuratamente selezionati.