Alla ricerca del petrolio nella Valle del Cilento

Dopo la Texaco ora ci riprova la Shell a trivellare le montagne del Cilento alla ricerca del petrolio e ancora una volta gli abitanti della zona interessata si oppongono per scongiurare che il Cilento diventi il Texas italiano.

Dopo la Texaco ora ci riprova la Shell a trivellare le montagne del Cilento alla ricerca del petrolio e ancora una volta gli abitanti della zona interessata si oppongono per scongiurare che il Cilento diventi il Texas italiano.

D’altra parte la Royal Dutch Shell ha tutte le carte in regole per avviare le trivellazioni in quanto sono le stesse autorità amministrative italiane ad aver autorizzato le ricerche. Dopo aver inoltrato la richiesta e dopo aver ricevuto risposta positiva dal Ministero dello Sviluppo Economico, l'azienda ha cominciato l'esplorazione – per la verifica di eventuali giacimenti – della zona tra i monti della Maddalena, al limite tra la Campania e la Basilicata, lungo il confine con il Parco Nazionale del Cilento e Vallo del Diano.

L’area che vorrebbero trivellare, è di ben 211 km quadrati. I vertici aziendali rassicurano, affermando che, per adesso, il progetto di esplorazione (denominato “Monte Cavallo”) sarà solo “teorico”, analizzando dati di archivio e rielaborandoli per cercare di ottenere delle informazioni preziose sulla presenza o meno del greggio.

Un articolo comparso sul periodico on line Green Style, però: “l’istanza di ricerca di permesso in terra ferma si chiama ‘Monte Cavallo’ ed è stata presentata al Ministero nel 2005. Ma l’opposizione della popolazione a questo progetto di ricerca petrolifera nasce dal fatto che l’istanza ‘Monte Cavallo’ è letteralmente confinante con il Parco nazionale del Cilento e Valle di Diano. Basta sovrapporre la mappa del parco con quella del permesso di ricerca depositata all’Ufficio Nazionale Idrocarburi e Miniere, per vedere che la zona dove Shell vorrebbe fare i pozzi esplorativi e poi, in caso trovi il petrolio o il gas, i pozzi di estrazione veri e propri è incredibilmente vicina.

Spalleggiati dal Presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo del Diano, Amilcare Troiano, e dal Comitato No al Petrolio, i sindaci dei comuni interessati continuano ad opporsi. I loro principali argomenti si basano sui rischi ambientali delle zone interessate (frane, falde acquifere, diversi torrenti) e sugli incidenti che si sono già verificati in passato, come quello più recente del 10 marzo 2012 avvenuto all’oleodotto Eni Viggiano-Taranto, che ha provocato la contaminazione di 10.000 metri quadri di terreno