Alberi: nuove regole per la “certificazione”

ROMA – Nonostante la crescita di un’urbanizzazione spietata, spesso accompagnata da speculazione edilizia e abusivismo, il nostro Paese può ancora contare su vaste superfici forestali, in crescita soprattutto per il sempre più frequente abbandono di campi coltivati. Secondo i dati del Corpo forestale dello Stato, gli alberi sul territorio italiano sono dodici miliardi, cioè quasi 200 per ogni italiano, 1.360 per ettaro.

ROMA – Nonostante la crescita di un’urbanizzazione spietata, spesso accompagnata da speculazione edilizia e abusivismo, il nostro Paese può ancora contare su vaste superfici forestali, in crescita soprattutto per il sempre più frequente abbandono di campi coltivati. Secondo i dati del Corpo forestale dello Stato, gli alberi sul territorio italiano sono dodici miliardi, cioè quasi 200 per ogni italiano, 1.360 per ettaro.

Tra le specie più diffuse spicca il faggio, oltre un miliardo di esemplari che ricoprono quasi tutti gli Appennini. Nelle Alpi, invece, il più diffuso è l’abete rosso, il tradizionale albero di Natale. Per preservare tale patrimonio esiste un sistema internazionale di certificazione, noto come “marchio PEFC” (Programme for endorsement of forest certification schemes), che attesta la gestione in modo sostenibile di una foresta. Per “certificazione della gestione forestale”, nel dettaglio, s’intende una procedura di verifica riconosciuta e collaudata che conduce all’emissione, da parte di un organismo indipendente, di un certificato attestante che le forme di gestione boschiva rispondono a determinati requisiti di “sostenibilità”.

Un problema fondamentale nell’applicazione dei sistemi di eco-certificazione è insito proprio nella definizione dei criteri e degli indicatori della “gestione forestale sostenibile” (Gfs), ovvero di parametri quantitativi e qualitativi (descrittivi) che, quando periodicamente misurati o osservati, permettano di valutare le performance ambientali e la sostenibilità dei sistemi di gestione forestale.

Lo schema di certificazione forestale PEFC in Europa è basato su tre principi fondamentali:

– il rispetto dei criteri e degli indicatori definiti nelle Conferenze ministeriali per la protezione delle foreste in Europa (Helsinki 1993, Lisbona 1998) che hanno dato l’avvio al cosiddetto “Processo pan-europeo”;

– l’applicazione a livello regionale o di gruppo (anche se è parimenti possibile un’adesione individuale);

– le verifiche ispettive e la certificazione affidate ad una terza parte indipendente ed accreditata.

Attualmente nel nostro Paese sono certificati 773.667 ettari di foresta, cioè circa l’8,5% del totale dei boschi. Ora c’è però una novità. Dal 26 novembre 2011 è entrata definitivamente in vigore la nuova catena di custodia PEFC. Cioè, tecnicamente, è partita, in maniera obbligatoria, lo standard PEFC ITA 1002:2010. Il periodo transitorio di un anno per il passaggio dallo standard ITA 1002:2008 è formalmente terminato: quindi in tutto il mondo, ogni certificazione nuova o di sorveglianza deve obbligatoriamente essere condotta in conformità allo standard internazionale PEFC ST 2002:2010 (in italiano è PEFC ITA 1002:2010) e ogni azienda deve dare evidenza documentale che ha iniziato ad implementare il nuovo standard almeno a partire dal 26 novembre 2011, se non l’avesse effettuato prima.

Il sito dei PEFC ricorda le principali modifiche:

• C’è una nuova definizione di fonti controverse; oltre a quanto prima richiesto, ora non potranno entrare in prodotti a marchio PEFC le seguenti categorie:

• fibre o legno di alberi ogm; • fibre o legno di alberi da conversione di foreste primarie ad altri impianti forestali o ad arboricoltura da legno; • fibre o legno da foreste classificate come ecologicamente importanti.

• Sono state inserite nuove modalità di valutazione del rischio per il legname o fibra non certificato, che includono l’uso dell’“Indice di percezione della corruzione” (Cpi) creato da Trasparency International per la provenienza geografica del legno; le nazioni da cui si origina il legname che hanno un indice di percezione della corruzione inferiore a 5 verranno definiti “ad alto rischio”. Segnaliamo che l’Italia ha un “indice di percezione della corruzione” pari a 3,9 al 67° posto al mondo, inferiore al Rwanda e sopra la Georgia.

• Ogni azienda certificata (attualmente oltre 10mila in tutto il mondo) dovrà dare garanzia su requisiti obbligatori legati alla salute, alla sicurezza e agli aspetti sociali dell’azienda stessa; ogni organizzazione certificata dovrà infatti dimostrare che: • non viene impedito ai propri lavoratori di associarsi liberamente, di scegliere i propri rappresentanti e di poter avere una contrattazione collettiva con il datore di lavoro; • non viene utilizzato il lavoro forzato; • non vengono utilizzati lavoratori che sono sotto l’età della frequenza scolastica obbligatoria; non siano negate pari opportunità di lavoro e di trattamento ai lavoratori; • le condizioni di lavoro non mettono a repentaglio la sicurezza o la salute dei lavoratori.

• E’ stato inserito una nuova appendice specificamente creato per rispondere alle richieste dell’Unione Europea relative alla Due Diligence (“diligenza dovuta” da parte di chi immette nel mercato europeo prodotti di origine forestale, per escluderne la provenienza illegale); questa appendice potrà essere applicata anche dalle aziende che non hanno catena di custodia, soprattutto se saranno fornitrici di aziende con certificazione PEFC;

• esiste una nuova procedura per il controllo dei terzisti dell’azienda certificata PEFC;

• non si potrà più fare certificazione di gruppo con aziende presenti in differenti nazioni; accederanno alla certificazione di gruppo solo aziende con meno di 50 lavoratori e con un fatturato inferiore a 9 milioni di franchi svizzeri (cioè 6,7 milioni di euro);

• esiste una nuova definizione del riciclato, non esistendo più differenziazione tra riciclato pre-consumo e post-consumo (sono considerati ugualmente validi all’interno della catena di custodia), ma è mantenuta l’esclusione dalla definizione di riciclato sia dei sottoprodotti di segheria che dei materiali che possono essere riusati all’interno dello stesso processo produttivo.

• Tutta la materia prima definita riciclata rispondente ai requisiti dettati dal nuovo standard CoC PEFC e a norme di riferimento (ad esempio la norma EN 643 per la carta) è considerata materia prima certificata PEFC ed entrare nel ciclo produttivo come materiale certificato.

• Per l’uso del logo, esistono precise definizioni per l’uso delle dichiarazioni su prodotti a marchio PEFC oltre che nelle comunicazioni da inserire nell’etichetta PEFC. • Obbligo di inserire la percentuale di certificazione del prodotto in fattura e/o altro documento equivalente (ad esempio: Ddt).

Lo standard PEFC ITA 1002:2010 è scaricabile dal sito del PEFC Italia al link di approfondimento. “Il concetto di sostenibilità è molto ampio e significa che quel legno proviene da una foresta controllata, che non sparirà mai, perché tutti gli alberi tagliati verranno sistematicamente sostituiti da altrettante piante – sottolinea Antonio Brunori, segretario generale PEFC Italia. Non solo “Il legno certificato proviene da foreste dove le persone lavorano nel rispetto dei diritti sociali e delle norme di sicurezza, quindi al vantaggio per l’ambiente si aggiunge quello per la società – continua Brunori. “Il maggior interesse alla certificazione forestale – continua Brunori – lo hanno dimostrato Paesi importatori di legname come Francia, Gran Bretagna, Germania e Olanda, che con gruppi ambientalisti molto attivi hanno fatto pressioni a livello politico e sull’opinione pubblica, precedendo molti altri Stati nello stilare una propria politica per l’acquisto di beni cosiddetti ‘verdi’, cioè il Green Public Procurement (Gpp)”.