Agroalimentari, sempre più un business per la criminalità organizzata

La criminalità organizzata ha individuato nella filiera del cibo un’ottima fonte di guadagno illecito a spese di ignari consumatori che a causa della crisi controllano sempre meno ciò che mettono sulla tavola.

La criminalità organizzata ha individuato nella filiera del cibo un’ottima fonte di guadagno illecito a spese di ignari consumatori che a causa della crisi controllano sempre meno ciò che mettono sulla tavola.

È quanto emerge dall’annuale rapporto di FareAmbiente sulle frodi agroalimentari, che verrà presentato oggi. Più che imporre il pizzo i clan attualmente preferiscono imporre i prodotti da commercializzare a discapito della salute e della libera economia. Dai dati del 2013 balza subito all’occhio come siano aumentati fortemente i reati di contraffazione dei marchi (IPG, DOC etc.), gli illeciti legati alla ristorazione, soprattutto di quella etnica, dell’alterazione del vino e dei formaggi.

Secondo i dati forniti dai nuclei antifrodi dei carabinieri (NAC), vi è stato un fortissimo aumento di sequestri di etichette illegali, il cosiddetto “etichette packaging”, che nello scorso anno è stato di 3.367.846 unità contro le 643mila del 2012, mentre sono state sequestrate 9,7 milioni di tonnellate di prodotti agroalimentari irregolari a fronte delle 7,1 del 2012, su 3.121 aziende agroalimentari controllate.

Accertati inoltre 28,3 milioni di euro di illeciti finanziamenti ai danni dello stato e dell’Ue, sequestrati beni per 6,7 milioni di euro e deferiti all’autorità giudiziaria 2055 autori di reato. 84 le violazioni penali, 111 quelle amministrative. È da sottolineare che i sequestri e l’accertamento di attività illecite sono cresciute a fronte di una diminuzione dei controlli nel 2013. Ma il 2013 è stato anche l’anno in cui è venuta a galla la fragilità del sistema di controllo della sicurezza alimentare nell’Ue.

Quello dei reati alimentari è un fenomeno in continua evoluzione, infatti la criminalità non si limita più a contraffare o ad adulterare prodotti alimentari ma, li crea a tavolino. È il caso dei “wine kit” o dei “food kit”, cioè metodi per ricavare vino o formaggio partendo da polvere di mosto, acqua a additivi chimici o polvere di caglio, additivi chimici e acqua nel caso dei formaggi. Tali kit poi finiscono in rete presentandosi ai consumatori come vini di qualità italiani o francesi a basso costo.

Il NAF, nucleo agroalimentare della forestale, per esempio, ha accertato 189 reati, l’80% in più del 2012, 226 segnalati all’autorità giudiziaria (+47%), 1114 illeciti amministrativi (-6%), i NAS invece su 11.803 controlli sui ristoranti hanno rilevato nel 45% dei casi delle difformità con la normativa vigente. La guardia di finanza ha sequestrato 12mila tonnellate e 280mila ettolitri di prodotti agroalimentari oggetto di frode. Il primato spetta all’olio di oliva (circa 900 tonnellate), ai mosti e all’uva parzialmente fermentati (9000 tonnellate), e vini e spumanti per oltre 270mila ettolitri.

I maggiori controlli della guardia costiera, sono stati fatti presso i punti di sbarco (45.322), seguiti da quelli in mare (12.258). Le sanzioni sono state 4885, le principali elevate in mare (1209), in pescherie ( 840), nei punti di sbarco (802) e nella ristorazione (606). L’ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) infine, ha eseguito oltre 36mila controlli e verificati oltre 24mila operatori e 55mila prodotti.