Agricoltura, i conti non tornano

In lieve peggioramento la congiuntura agricola nazionale nel terzo trimestre dell’anno, quantunque a livello settoriale qualche segnale di ripresa sia stato riscontrato tra le imprese del vino e della zootecnia da carne. Questi i risultati dell’indagine qualitativa condotta presso il Panel Ismea delle aziende agricole nel mese di settembre 2011.

In lieve peggioramento la congiuntura agricola nazionale nel terzo trimestre dell’anno, quantunque a livello settoriale qualche segnale di ripresa sia stato riscontrato tra le imprese del vino e della zootecnia da carne. Questi i risultati dell’indagine qualitativa condotta presso il Panel Ismea delle aziende agricole nel mese di settembre 2011. In particolare, in questo terzo trimestre del 2011 l’evoluzione delle colture in campo e l’andamento delle produzioni zootecniche si è rivelato in linea con le attese per il periodo. Va comunque tenuto presente che nella quota delle imprese che ha dissentito da questo parere sono prevalsi i pareri negativi su quelli positivi. Circa la produzione cumulata dei primi nove mesi dell’anno – al netto della quota di operatori le cui coltivazioni “non sono in campo” o “sono in riposo vegetativo” – i pareri espressi dagli operatori hanno attestato una leggera flessione rispetto ai volumi corrispondenti dello scorso anno (indice sintetico: -0,16); solo per le imprese di allevamento di animali da latte la produzione si è confermata pressappoco sui livelli dello scorso anno.

In merito, poi, alla produzione dell’intera annata agraria, le previsioni delle imprese del Panel si sono rivelate prevalentemente negative: invero, nel confronto con l’annata precedente, sono date in flessione le produzioni del settore dei seminativi e quelle delle colture permanenti; nel settore zootecnico invece sono date in flessione le consegne complessive per la macellazione mentre la produzione di latte è data in lieve aumento.

L’andamento del mercato, d’altronde, si è rivelato complessivamente poco vivace, con qualche puntuale eccezione che ha interessato il pomodoro da industria, l’olio confezionato – grazie alla buona tenuta della domanda estera e delle quantità complessivamente commercializzate -, il vino confezionato – per il buon andamento della domanda estera e dei prezzi –, le produzioni della zootecnia da carne – che, su base trimestrale, a fronte della flessione delle quantità commercializ-zate hanno spuntato un innalzamento dei prezzi -e il latte di vacca.

Le imprese del Panel, invitate innanzitutto ad esprimere un parere sull’andamento della domanda nazionale ed estera di prodotti agricoli nel trimestre analizzato, hanno affermato di percepire un livello complessivamente non soddisfacente, al di sotto del quello considerato “normale” per questo periodo dell’anno, sebbene i giudizi relativi al contesto nazionale siano apparsi meno severi di quelli raccolti a tale proposito lo scorso anno in riferimento al terzo trimestre del 2010.

Più da vicino, secondo i due terzi degli operatori il livello della domanda nazionale è corrisposto a quello atteso per il periodo; tra le imprese restante tuttavia sono prevalsi i pareri negativi, fattore questo che ha determinato un valore appena negativo dell’algoritmo di sintesi utilizzato nell’analisi (-0,12). L’occupazione, anche in questo trimestre, si è confermata pressoché stabile, salvo qualche incremento che ha interessato la componente degli stagionali nel settore vitivinicolo, in ragione delle operazioni colturali richieste da questa produzio-ne in questo trimestre dell’anno.

Per l’ultimo trimestre dell’anno, non sono previste variazioni di rilievo, né per gli addetti fissi né per gli avventizi. Infine, dall’approfondimento trimestrale dedicato all’andamento produttivo di agrumi, olive da vino e vite da vino emerge che le particolari condizioni meteorologiche e climatiche dei mesi di giugno, luglio e settembre hanno inciso in modo determinante sull’evoluzione colturale dell’intero trimestre, con dei risvolti complessivamente positivi per gli agrumi e negativi per l’olivo e la vite.

Il focus dedicato invece all’andamento commerciale di mais, semi oleosi e riso ha messo in evidenza uno scenario complessivamente non molto vivace in termini di volumi commercializzati, nell’ambito del quale la ragione di scambio degli operatori è risultata penalizzata dal lieve ma incessante incremento di talune voci di costo e dalla contestuale battuta d’arresto registrata dai prezzi all’origine delle loro produzioni.