A Torino la task force sulla biosicurezza

Approda a Torino per un meeting di due giorni la task-force europea composta dai migliori esperti sul tema della biosicurezza, costituitasi nell’ambito del progetto quinquennale PLANTFOODSEC avviato nel febbraio 2011 e finanziato dalla Commissione Europea.

Approda a Torino per un meeting di due giorni la task-force europea composta dai migliori esperti sul tema della biosicurezza, costituitasi nell’ambito del progetto quinquennale PLANTFOODSEC avviato nel febbraio 2011 e finanziato dalla Commissione Europea.

Il progetto PLANTFOODSEC, nato proprio con lo scopo di creare un Network virtuale di livello internazionale sul tema della biosicurezza, è coordinato da Agroinnova, il Centro di Competenza per l’innovazione in campo agro-ambientale dell’Università di Torino e vede coinvolti 13 Partner, provenienti da 8 Paesi distribuiti in 3 continenti.

Obiettivo dell’incontro è fare il punto sui risultati del progetto a tre anni dal suo avvio ed evidenziare l’importanza di una ricerca trasversale multidisciplinare nel campo della biosicurezza, per mettere in sicurezza il sistema agricolorispondere tempestivamente a eventuali minacce in grado di danneggiare a qualunque livello la catena alimentare, creando un pericolo anche per l’uomo.

Il progetto PLANTFOODSEC si è inizialmente occupato della mappatura, in ordine di priorità, delle coltivazioni maggiormente a rischio e dei patogeni potenzialmente più pericolosi; della messa a punto di modelli efficaci di analisi del rischio e della progettazione di una piattaforma di diagnostica virtuale basata sul web per far fronte in tempi rapidi ad eventuali emergenze.

I RISULTATI DEL PROGETTO AD OGGI Una lista delle 20 coltivazioni maggiormente a rischio e dei patogeni più pericolosi. La mappatura, messa a punto sulla base di criteri di importanza collegati al ruolo economico e sociale della coltivazione, al suo consumo e al suo impatto ambientale, ha permesso di produrre una “short list” delle 20 coltivazioni più importanti del pianeta a partire da una prima selezione di 451 piante suddivise in 11 gruppi. Inoltre, sulla scorta degli esempi verificatisi anche in Europa come l’epidemia di Escherichia coli in Germania nel 2011, all’interno del progetto i ricercatori stanno approfondendo lo studio ecologico e molecolare dei patogeni pericolosi per l’uomo e veicolabili dalle piante ad oggi indicati scientificamente con l’acronimo di HPOPs (Human Pathogens On Plants).

Definizione di modelli efficaci di analisi del rischio per determinare l’origine dolosa o accidentale delle epidemie. Sulla base di questa lista sono stati elaborati degli scenari ipotetici all’interno di specifici patosistemi, ai quali applicare un’analisi che, in caso di epidemie, potrà dare un importante contributo in tempi rapidi per determinarne l’origine accidentale o dolosa. Il primo modello sviluppato è in grado di elaborare una misura comparativa del rischio attraverso un rating che tiene conto di 15 diversi fattori, tra cui la modalità di introduzione, il clima e la vulnerabilità della pianta, il tipo di patogeno e le capacità, oltre che la motivazione, di un eventuale “malintenzionato”.

I Partner del progetto Plant and Food Biosecurity – Network of Excellence ITALIA:

– Agroinnova, il Centro di Competenza per l’Innovazione in campo agroambientale e agro-alimentare dell’Università di Torino, (Coordinatore del progetto);

–  INGHILTERRA: Istituto Nazionale di Botanica Agricola (NIAB); Agenzia per la Ricerca Ambientale e Alimentare (FERA); Imperial College di Londra;

– GERMANIA: Istituto per le Scienze vegetali e la conservazione delle Risorse dell’Università di Bonn (UNIBONN);

– FRANCIA: Istituto Nazionale di Ricerca Agronomica (INRA);

– UNGHERIA: Centro Ambientale Regionale per l’Europa Centrale e Orientale (REC);

– TURCHIA: Università Tecnica del Medio Oriente (METU);

– NAZIONI UNITE: Istituto per la ricerca su Crimine e Giustizia (UNICRI);

– ISRAELE: Organizzazione per la Ricerca Agricola (ARO);

– STATI UNITI: Istituto Nazionale per la biosicurezza agro-alimentare (NIMFFAB) dell’Università dell’Oklahoma; Università del Kansas.