A Rivalta il meeting sulle bioenergie

TORTONA (ALESSANDRIA) –Promuovere la diffusione di informazioni e know how sulle bioenergie e sui casi di successo internazionali: questo l’obiettivo del “Task 42”  della International Energy Agency (IEA) Bioenergy, che si riunisce quest’anno in Italia, dal 4 al 6 aprile. Esperti in bioenergie da tutto il mondo si sono dati appuntamento a Rivalta Scrivia per l’atteso meeting biannuale, realizzato con la collaborazione di Polibre – Polo per le Energie Rinnovabili e Biocombustibili – e di Chemtex Italia, società d’ingegneria del Gruppo Mossi&Ghisolfi, già leader mondiale nella produzione di Pet. I lavori si sono aperti oggi con un workshop dedicato al tema della chimica verde e della bio-raffinazione. Tra gli animatori del dibattito, Fabrizio Longa (responsabile di programma di Polire) e Dario Giordano (corporate director research, development & technology di Mossi&Ghisolfi).

Quest’ultimo, in uno speech dedicato, ha presentato le caratteristiche della tecnologia PRO.E.SATM per la produzione di bioetanolo di seconda generazione, messa a punto nel centro di ricerca Chemtex di Rivalta Scrivia. “La necessità di diversificare le fonti energetiche è ormai imperativo per consentire lo sviluppo del nostro Paese – osserva Fabrizio Longa. “Ricerca di prodotti innovativi ad alto valore aggiunto coniugati al risparmio energetico, alla salvaguardia dell’ambiente e alla qualità della vita sono esigenze fortemente sentite non solo dall’industria ma anche dai comuni cittadini. Il polo di innovazione, voluto e finanziato dalla Regione Piemonte, ha il compito di individuare e sostenere le eccellenze dell’industria e dell’università piemontesi, capaci di far crescere il settore delle fonti rinnovabili attraverso l’innovazione, offrire nel contempo opportunità occupazionali qualificate”

Il polo di innovazione energie rinnovabili e biocombustibili (Polibre) è un’ associazione temporanea di scopo gestita dal Parco scientifico e tecnologico in Valle Scrivia, Tortona, riconosciuto dalla Regione Piemonte come soggetto di supporto delle imprese per il trasferimento tecnologico nel settore del fotovoltaico e delle biomasse. All’ associazione aderiscono 52 soggetti, tra piccole, media e grandi imprese, università e enti di ricerca, tutti piemontesi, con l’ obiettivo di collaborare per individuare soluzioni innovative nel campo del fotovoltaico di terza generazione (i pannelli fotovoltaici ad alta efficienza del futuro) e delle biomasse agro energetiche (bioetanolo di seconda generazione, biomasse e biodiesel).

A partire dal 2009 l’ associazione vara un programma annuale destinato esclusivamente ai propri associati con il quale vengono selezionati, approvati e finanziati con fondi pubblici i progetti di ricerca industriali strategici nell’ambito dei settori sopra citati. Il programma 2010 è in fase di valutazione, mentre quello 2009 ha mobilitato investimenti per complessivi 10 milioni di euro, finanziati con 4,6 milioni di euro dalla Regione Piemonte. “Crediamo che i biocarburanti rappresentino una valida risposta sia all’incremento dei gas serra sia alla riduzione della dipendenza italiana da fonti fossili estere. Dopo cinque anni di ricerche e un investimento di 120 milioni di euro, Mossi&Ghisolfi è in grado di dimostrare che è possibile produrli in maniera ecosostenibile, utilizzando terreni e biomasse (Arundo Donax) non in competizione con la catena alimentare” – sostiene Dario Giordano. Nella giornata di martedì 5 aprile, l’impianto pilota di Chemtex ospiterà i rappresentanti e gli stakeholder IEA Bioenergy, che avranno modo di conoscere più da vicino il progetto.

LA SCHEDA/ Carburanti “verdi” • Biocarburanti: composti idrocarburici per autotrazione, prodotti da materie prime di origine vegetale o animale. Finora, ad ostacolare la diffusione dei biocarburanti è stato soprattutto l’impiego di prodotti agricoli destinati anche all’alimentazione (canna da zucchero, mais, ecc.) nel ciclo produttivo. La scoperta dei biocarburanti di II generazione supera questo problema. • Bioetanolo di seconda generazione: può essere oggi prodotto con tecniche innovative – idrolisi, fermentazione di biomassa lignocellulosica, raffinazione – a partire da una materia prima proveniente da colture non alimentari, adatte a terreni marginali, che richiedono quantitativi molto limitati di acqua e fertilizzanti, e che assorbono in vita più CO2 di quanta ne rilasciano (anche come carburante). • Arundo Donax: è la comune canna dolce che, opportunamente selezionata, è in grado di produrre anche su terreni marginali, e senza infestare, altissimi quantitativi di biomassa cellulosica.